38) Marcel. L'esorbitanza della funzione.
Il filosofo francese nota che l'epoca moderna tende sempre pi a
considerare l'uomo come un aggregato di funzioni.
G. Marcel, Position et approches concrtes du mystre ontologique,
Paris, 1949, traduzione italiana di G. Vagniluca, in G. Marcel,
Manifesti metodologici di una filosofia concreta, Minerva Italica,
Bergamo, 1972, pagine 69-72 (vedi manuale pagine 429).
L'epoca contemporanea mi sembra caratterizzata da ci che si
potrebbe senza dubbio chiamare l' esorbitanza dell'idea di
funzione (la dsorbitation de l'ide de fonction): prendo qui la
parola funzione nella sua accezione pi generale, quella che
comprende a un tempo le funzioni vitali e le funzioni sociali.
L'individuo tende ad apparire non solo a se stesso ma anche agli
altri come un semplice fascio di funzioni. Per ragioni storiche
estremamente profonde e che senza dubbio comprendiamo ancora
soltanto in parte, l'individuo  stato sempre pi portato a
trattare se stesso come un aggregato di funzioni, la gerarchia
delle quali gli appare d'altronde problematica, soggetta in ogni
caso alle pi contraddittorie interpretazioni.
Funzioni vitali, in primo luogo:  appena sufficiente indicare il
ruolo che in questa direzione hanno potuto svolgere da una parte
il materialismo storico, dall'altra il freudismo.
Funzioni sociali, in secondo luogo: funzione consumatore, funzione
produttore, funzione cittadino eccetera
Tra le une e le altre v' certo teoricamente posto per le funzioni
psicologiche. Ma si vede subito che le funzioni propriamente
psicologiche tenderanno a essere sempre pi interpretate sia in
rapporto alle funzioni vitali, sia in rapporto alle funzioni
sociali, la loro autonomia sar quindi precaria, come sar
contestata la loro specificit. In questo senso Comte, aiutato
d'altronde dalla propria totale incomprensione della realt
psicologica, ha mostrato una sorta di divinazione, rifiutando di
assegnare un posto alla psicologia nella classificazione delle
scienze.
Non c' bisogno di insistere sopra l'impressione di soffocante
tristezza che sale da un mondo cos regolato sulla funzione Mi
limiter a evocare qui l'immagine penosa del pensionato, o anche
quella strettamente connessa delle domeniche cittadine, quando la
gente a passeggio d precisamente la sensazione dei pensionati
della vita. In un mondo di tal genere la tolleranza, che si
concede al pensionato, ha qualcosa di derisorio e di sinistro.
Ma non c' solo la tristezza di chi guarda questo spettacolo; c'
anche il sordo, intollerabile malessere avvertito da colui che si
vede ridotto a vivere come se si confondesse effettivamente con le
proprie funzioni; e questo malessere dimostra a sufficienza che
esiste un errore o un abuso atroce d'interpretazione, che un
ordine sociale sempre pi disumano e una filosofia ugualmente
disumana (la quale, se ha preformato questo ordine, si  in
seguito su di esso modellata) hanno nella stessa misura
contribuito a radicare nelle intelligenze senza difesa.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume secondo, pagina 397.
